TW • ALTA VIA N. 1 • 16-17 LUG 2012

TW • TRAIL ALTA VIA N.1 • 16-17 luglio 2012

Sì TAV ... Trail Alta Via dell'Adamello

TAPS > Trail Autogestito a passo spedito!

Referenti > Francesco Maistri & Cristian Agnoli

TAV REPORT > testo di Francesco Maistri featuring Cristian Agnoli

Prologo ... Lunedì 16 ore 16.30 circa sul trenino regionale (a diesel) da Edolo a Breno
"Senti Cristian sono comunque poco più di 50 km... per duri che siano se partiamo alle 5.00 abbiamo 16 ore di luce per essere alla macchina, vuoi che non ce la facciamo????"
Martedì ore 18.30 circa, in discesa dal passo Miller verso il rifugio Gnutti... "Senti facendo due conti a questa velocità per ben che vada arriviamo al Garibaldi in altre 3 ore e mezza / quattro. Da lì ne abbiamo altre due, due mezzo per scendere alla macchina (Temù ndr).
Se facciamo una pausa al Garibaldi per qualcosa di cena e magari il buio ci rallenta io non arrivo per le otto al lavoro domani  mattina!"
Da qui la triste scelta, si rinuncia al Premassone (ultimo valico dell'1) e cerchiamo di scendere a Valle attraverso la lunghissima Val Magra, confidando poi nella fortuna per un passaggio a Temù per recuperare l'auto.
In Mezzo tante ore di sassi, pietre, sfasciume, glanda, roccia, catene e gradoni, salti e buchi, pendii in piedi e discese lentissime...
[e rese ancor più lente dal piede incerto del Cristian pauroso, ndr]
Ma andiamo con ordine … il viaggio inizia a Domegliara, i tempi sono serrati e cronometrati. Al pelo ce la facciamo a prendere le coincidenze di bus e treno per essere ai piedi del Passo Croce domini per le 17.30. Caffè e via per il Bazena punto di partenza prefissato, un po' a piedi - si taglia qualche tornante - ma a metà salita puntiamo ad un autostop più deciso per non essere al rifugio troppo tardi e risparmiare energie per l'indomani. Grazie a rampanti imprenditori (o meglio investitori Bresciani) siamo al rifugio Bazena per le 20.00.
Vito, il padrone di casa, così così, ci tiene compagnia per la serata regalandoci una luculliana cena a base di agnolotti ripieni di ricotta, bresaola e rucola, pollo al vino bianco e verdure cotte e crude. Birra media. Alla richiesta di lasciarci qualcosa di pronto sul tavolo per la colazione ci apostrofa con "Non c'è problema io sono in piedi a quell'ora... anzi forse scendo a valle e rientro per le quattro" La nostra fantasia sulla sua vita notturna si scatena...
Paghiamo il conto in anticipo, 45 euro a testa … pernotto incluso ovviamente!
Martedì 17 : Ore 4 sveglia, ore 5 e tre minuti si parte sotto un splendido cielo stellato preludio ad una giornata che tutte le previsioni danno come molto favorevole.  Arriviamo baldanzosi al rifugio Tita Secchi poco dopo le 6 e visto che non vi è alcuna anima viva (a parte due cagnolini impauriti ma giocherelloni). Ripartiamo immediatamente per il passo del Blumone.
Il sentiero già si trasforma in glanda, ma poco male siamo in salita ed il passo è ancora bello spedito. Dopo il passo del Blumone ci aspetta un lungo traverso, fino al passo del Gellino (giusto Cristian???), un traverso bello lungo che perde 300 mt di quota circa... cosa vuoi che sia??? e invece è assolutamente impossibile correrci sopra... massi, alternati ad pezzi di sfasciume impediscono qualsiasi accenno ad un passo corsaiolo... e poi si deve stare attenti ai segni... ce ne sono per quello, ma non essendoci alcuna traccia di sentiero ogni 30 secondi ci si ritrova o sopra o sotto traccia e bisogna continuamente correggere.


Siamo ai piedi di Bocchetta Brescia, almeno in salita il sentiero sembra un po' più visibile... Alla bocchetta la prima sorpresa... c'è si poca neve, ma il breve tratto di nevaio è completamente ghiacciato (sapremo poi che al rifugio Franco e Maria la temperatura notturna è scesa di qualche grado sotto lo zero) e impieghiamo non meno di 20 minuti per scalfire nel ghiaccio con un sasso appuntito dei piccoli scalini per rassicurare il passaggio. Per Cristian è poi un passaggio simbolico, nella discesa l'anno scorso è incappato in un brutto incidente che l'ha reso protagonista di una ritirata memorabile... la commozione e l'attenzione su questo tratto sono d'obbligo!
(senza Tor avrei impiegato almeno 15 minuti in più a passare il tratto innevato … mi ha preso una paura pazzesca e un'insicurezza totalissima, ndr).
Veloce coca e fetta di dolce al Franco e Maria e via per il rifugio Lissone.
La gestrice del rifugio, con moooolta generosità, ci dice che al nostro passo in due ore potremmo essere al Lissone. Forse ci ha sopravvalutato perché la discesa dalle creste di Ignaga veramente dura e non lascia mollare le gambe mai un attimo con parecchi tratti attrezzati. Per fortuna che era asciutta e i traversi in legno non erano scivolosi.
E' giusto l'ora di pranzo quando siamo al rifugio e un piatto di pasta e una birra sono d'obbligo. I gestori sono efficacissimi  e in meno di 30 minuti di sosta buttiamo 2 etti di pastasciutta nello stomaco. Cristian recupera il ritardo in discesa, arrivando giusto quando il piatto di pasta preordinato da Francesco è servito.
Nel successivo vallone che risale il torrente nonostante la semi comodità del sentiero (è forse l'unco tratto dove si può utilizzare propriamente il termine sentiero...) non riusciamo a correre. A passo svelto in attesa di completare il processo digestivo.
Ci aspetta ora la temuta salita alla forcella Poia. La conquistiamo ancora con di buon passo nonostante alla sommità ci si arrivi sempre aiutando il cammino con le mani vista la verticalità della traccia.  Ma ancora una volta la sorpresa è in discesa, ancora sassi, pietre, sfasciumi e la discesa si rallenta terribilmente... (sempre con un Cristian imbranatone e lentissimo).
Arriviamo al rifugio Prudenzini che le tre son già passate. Ripartiamo per il passo Miller e altra sorpresa,stavolta in salita: all'altezza di 2700 mt si deve attraversare un deserto di massi, perlopiù senza dislivello, che ci fa perdere ulteriormente tempo. E' tutto un cercar segnali tra i massi e correggere la traccia per non vedersi costretti a superare tratti poco probabili.

Gli ultimi 100 mt sono una lunghissima scala verticale... La discesa al rifugio Gnutti è altrettanto complicata, il rischio di cadere in un buco tra massi è altissimo e procediamo quasi più lentamente che la salita. Brevi tratti innevati ma con neve marcia ci facilitano.
L'1 è spietato e nella discesa meditiamo il da farsi per il tratto successivo.
Giunti al Gnutti il dado è tratto … vedi sopra … tempi di percorrenza e tempo a disposizione non coincidono.
Si scende dunque a valle per sentiero alternativo. E' un po' tardi e non troviamo nessuno. Chiediamo indicazioni ad un agriturismo nella speranza di trovare qualche cliente che ci possa portare a valle. Ma la fortuna non ci assiste. Partiamo dunque in discesa al piccolo trotto alternando corsa e camminata. Alla fine, preferiamo restare sulla stradina asfaltata che porta a Sonico senza imboccare il sentiero sempre confidando in qualche macchina di passaggio. Ma niente di niente. Anzi, allunghiamo di parecchio il percorso.
Giunti a Rino, fraz. di Sonico, chiediamo indicazioni ad alcuni abitanti locali, tra cui l'incuriosito Antonio, commerciante di legname locale. Lo convinciamo a darci un passaggio fino a Edolo e poi, una volta in auto, fino a Temù dove arriviamo alle 21.42.


Alla fine 16 ore e più, 62 km e 3700 d+.

Un grazie eterno a Antonio cui abbiamo promesso l'invio di un paio di buone bottiglie di vino. Bella gente e begli incontri a contenere parzialmente la delusione per non aver completato la traversata.Cambio veloce con lavaggio "a secco", pizza a pelo poco prima della chiusura e rientro a tappe con sosta e microciclo di sonno. Alle 2.30 siamo a Domegliara. Una pacca sulla spalla, sguardo d'intesa … le parole non servono! Spirito trail!